Qual è il ruolo dell’amministratore nell’assunzione del portiere condominiale?

portiere condominiale

Il portiere condominiale viene assunto come dipendente del condominio stesso per svolgere precisi compiti. Approfondiamo insieme l’argomento.

Una delle figure che operano all’interno del condominio è quella del portiere condominiale, anche se purtroppo, negli ultimi anni, questa figura è venuta meno nella maggior parte degli edifici, soprattutto per questioni economiche.

Di fatto, il portiere svolge svariate mansioni quali: vigilare e custodire l’edificio attraverso il controllo delle persone che vi accedono, distribuire la posta ordinaria, occuparsi della semplice manutenzione per interventi che non richiedono una specializzazione, vigilare sull’uso delle cose comuni ed accertarsi che vengano rispettate le norme stabilite nel regolamento e, più in generale, adempiere ai compiti stabiliti e impartiti dall’amministratore di condominio.

Il rapporto di lavoro per quanto concerne il portiere è abbastanza singolare, poiché questa figura, assunta tramite contratto di lavoro subordinato, è un dipendente del condominio, ovvero il datore di lavoro è un insieme di proprietari rappresentati dall’amministratore di condominio.

Ma come funziona la nomina del portiere di un condominio? Dopo aver ottenuto la maggioranza in assemblea, l’amministratore potrà procedere con l’individuazione e l’assunzione del portiere. La scelta della persona a cui affidare il servizio può comunque essere fatta anche dagli stessi condòmini, anche se è l’amministratore a doversi fare carico di “eseguire le deliberazioni dell’assemblea dei condòmini” (art. 1130, comma 1, n.1 c.c.). In ogni caso, anche se l’amministratore è tenuto ad agire, il suo operato è comunque sempre sottoponibile al vaglio dei condòmini. Ma è evidente che se l’assemblea non riesce ad indicare un soggetto da assumere, né tanto meno si sia riservata di farlo in un secondo momento, l’amministratore di condominio è legittimato a scegliere il soggetto ed a stipulare un contratto.

Per quanto riguarda l’orario di lavoro del portiere, se questo usufruisce dell’alloggio di proprietà condominiale il tetto massimo di ore stabilito settimanalmente è di 48, di norma distribuite su 6 giornate. Nel caso in cui il portiere non usufruisse dell’alloggio, il monte ore massimo settimanale è di 45, solitamente sempre distribuite su 6 giornate.

Ad ogni modo, l’amministratore di condominio, non avendo le competenze necessarie per valutare la tipologia di contratto più opportuna da proporre, può ricorrere all’aiuto di un Consulente del lavoro, il quale si occuperà dell’elaborazione delle buste paga, degli specifici versamenti da effettuare e sarà una figura di sostegno nel caso di eventuali controversie.

Una volta stabilita la tipologia di contratto e dopo aver individuato il soggetto che meglio rappresenta le esigenze del condominio, sarà l’amministratore, in qualità di legale rappresentante dei condòmini, ad apporre la firma sul contratto.

La decisione di soppressione del servizio e il conseguente licenziamento del portiere, salvo casi eccezionali, spetta all’assemblea solo con il raggiungimento di un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio. Chiaramente, il licenziamento del portiere deve avvenire per giusta causa oggettiva e, in questo caso, sarà l’amministratore a dover comunicare per iscritto la decisione presa dall’assemblea con una lettera contenente gli specifici motivi di tale scelta.