Come agire nei confronti dei condòmini morosi

condomini morosi

Non sono pochi i casi in cui all’interno dei condòmini ci siano alcuni morosi. Ma cosa accade se un condomino non contribuisce alle spese condominiali? E l’amministratore cosa può fare per recuperare le somme dovute?

Tutti coloro che vivono all’interno di un condominio sono tenuti, ovviamente, a pagare alcune quote per contribuire alle spese condominiali. Difatti, a tal proposito, l’art. 1123 del codice civile chiarisce che:

Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione.

 

Di conseguenza, i condòmini che non rispettano tale precetto, diventano automaticamente debitori, quindi morosi, nei confronti dell’intero condominio. La morosità, purtroppo, è un problema che affligge la maggior parte dei condomìni, ma l’amministratore di condominio in che modo può fronteggiare questa spiacevole situazione?

È bene fare una panoramica dei poteri e dei doveri che ruotano attorno all’amministratore di condominio per quanto concerne la situazione descritta.

L’art. 1129 della Legge n.220/2012 – Riforma del Condominio, si occupa degli obblighi dell’amministratore di condominio citando, al comma 9, il comportamento dell’amministratore in caso di morosità:

Salvo che sia stato espressamente dispensato dall’assemblea, l’amministratore è tenuto ad agire per la riscossione forzosa delle somme dovute dagli obbligati entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio nel quale il credito esigibile è compreso, anche ai sensi dell’articolo 63, primo comma, delle disposizione per l’attuazione del presente codice.

 

Alla luce di quanto appena detto, prima di agire per vie legali, solitamente l’amministratore sollecita più volte il debitore al pagamento della somma dovuta, ma nel caso in cui il moroso non intenda provvedere al pagamento dei debiti, l’amministratore potrà provvedere ad inviare una formale lettera di diffida al pagamento al condominio sollecitando l’adempimento entro un termine specifico. Qualora ciò non avvenga, l’amministratore potrà agire in via esecutiva per la riscossione delle quote dovute, anche prima del decorso dei sei mesi richiamati dalla norma sopracitata.

Pertanto, senza dover chiedere consiglio all’assemblea, l’amministratore potrà rivolgersi all’autorità giudiziaria per chiedere un decreto ingiuntivo nei confronti del condomino debitore, che gli dovrà essere notificato entro 60 giorni. A quel punto il condomino moroso dovrà provvedere a versare le somme dovute immediatamente, pena un ordine di pignoramento, che comunque non potrà essere avviato se non preceduto da un atto di precetto.

È bene sottolineare che l’amministratore di condominio potrà chiedere un decreto ingiuntivo contro il condomino moroso solo se vi sia stata dapprima l’approvazione delle spese e del piano di riparto da parte dell’assemblea. Difatti, è proprio grazie a queste condizioni che il condomino risulta essere titolare di un certo credito liquido ed esigibile.

Va precisato, infine, che il condomino moroso, naturalmente, è sempre il proprietario dell’immobile, a prescindere che viva o meno all’interno dell’immobile e che, quindi, abbia ceduto in locazione la propria unità immobiliare.