Amministratore di condominio e dimissioni volontarie

Quali sono le modalità attraverso cui un amministratore di condominio può rinunciare volontariamente al proprio incarico?

Durante la gestione di un condominio, potrebbe capitare che l’amministratore di condominio decida di volersi dimettere dal proprio incarico, ma quali sono le tempistiche, i limiti e le modalità con cui dovrà agire?

L’amministratore di condominio è da considerarsi un mandatario, pertanto vengono applicate tutte le norme sul mandato, con conseguente possibilità di rinunciare all’incarico. L’art. 1727 del codice civile, rubricata “Rinuncia del mandatario”, stabilisce che:

Il mandatario che rinunzia senza giusta causa al mandato deve risarcire i danni al mandante. Se il mandato è a tempo indeterminato, il mandatario che rinunzia senza giusta causa è tenuto al risarcimento, qualora non abbia dato un congruo preavviso. In ogni caso la rinunzia deve essere fatta in modo e in tempo tali che il mandante possa provvedere altrimenti, salvo il caso d’impedimento grave da parte del mandatario.

Si desume, pertanto, che vi è la possibilità di presentare le dimissioni e rinunciare all’incarico rispettando però le tempistiche e le modalità previste. È importante sottolineare che prima dell’entrata in vigore della legge n. 220/2012 era più semplice, per l’amministratore dimissionario, incorrere nel rischio di un’azione risarcitoria da parte del condominio, poiché nei condomini in cui vi era l’obbligo di nomina di un amministratore, sin tanto che l’assemblea non provvedeva alla nomina del suo successore, sembrava che l’amministratore dimissionario dovesse restare in carica in regime di prorogatio imperii.

Con l’entrata in vigore della legge n. 220/2012, però, qualcosa è mutato e sono state stabilite le modalità di dimissioni volontarie dell’amministratore. Innanzitutto, il professionista che intende rinunciare al proprio incarico, è obbligato a comunicare ai condòmini la sua scelta, convocando un’assemblea, ordinaria o straordinaria, per la propria sostituzione, inserendo nell’ordine del giorno

Dimissioni irrevocabili con nomina e relativo compenso del nuovo amministratore di condominio.

A livello normativo, il primo comma dell’art. 1129 c.c. stabilisce che:

Quando i condomini sono più di otto, se l’assemblea non vi provvede, la nomina di un amministratore è fatta dall’autorità giudiziaria su ricorso di uno o più condomini o dell’amministratore dimissionario.

Questa modifica ha quindi permesso di chiarire che, nel caso in cui l’assemblea non riesca a deliberare la nomina di un nuovo amministratore, il mandatario dimissionario ha la possibilità di ricorrere all’autorità giudiziaria per la nomina del suo successore, proprio perché nessuna norma può impedire ad un amministratore di continuare a svolgere un incarico contro la sua volontà.

Ovviamente, però, è bene evidenziare che le dimissioni senza giusta causa ed improvvise, possono comunque portare ad una richiesta di risarcimento danni da parte del condominio, poiché proprio il già citato art. 1129 c.c. stabilisce che:

Alla cessazione dell’incarico l’amministratore è tenuto alla consegna di tutta la documentazione in suo possesso afferente al condominio e ai singoli condomini e ad eseguire le attività urgenti al fine di evitare pregiudizi agli interessi comuni senza diritto ad ulteriori compensi.